L’impatto delle IBD nelle diverse fasi dello sviluppo della donna

La medicina di genere è una parte della medicina che si occupa di valutare e studiare l’impatto delle differenze di sesso biologico, ma anche socioeconomiche e culturali sullo stato di alcune malattie, tra cui anche le IBD. Il sesso biologico può infatti influenzare diversi aspetti che vanno dal decorso della malattia, alla comparsa di sintomi, passando per la percezione di sé stessi e del proprio corpo1. Questo accade perché esistono delle differenze biologiche e ormonali tra uomini e donne che si riflettono in alcune specificità, basti pensare al ciclo mestruale, alla sessualità, alla gravidanza e alla contraccezione. In base alla fase della vita nella quale una donna si trova, la sua percezione dei sintomi e della qualità della vita è destinata a cambiare, in modo diverso rispetto a quanto accade per gli uomini1.

Epidemiologia: la prevalenza delle IBD nelle donne

Alcuni studi sulla popolazione hanno cercato di indagare se le IBD avessero una predominanza in un sesso anziché l’altro, così come si identificano le età di insorgenza. Quello che si è visto da questi studi è che non esistono differenze di sesso schiaccianti, ma si registra una predominanza femminile in caso di malattia di Crohn con un rapporto maschi-femmine di 1:1,8 e una prevalenza maggiore nei maschi per quanto riguarda la colite ulcerosa2. Questo significa che per ogni uomo con malattia di Crohn ci sono due donne che ne sono affette. In particolare, dopo i 25 anni, le donne hanno un rischio dal 16 al 47% più alto degli uomini di andare incontro a malattia di Crohn1.

gravidanza e colite ulcerosa

Pubertà e mestruazioni

L’esordio delle IBD prima della pubertà può causare un ritardo nello sviluppo che si manifesta con la comparsa tardiva delle prime mestruazioni o con periodi prolungati di assenza di mestruazioni: questo fenomeno può essere causato sia dalla malnutrizione sia dagli effetti delle molecole infiammatorie sulla produzione degli ormoni sessuali1.

Inoltre, durante le mestruazioni – in alcuni casi caratterizzate da sintomi come crampi addominali, diarrea, nausea e stanchezza – i sintomi delle IBD possono peggiorare impedendo di fatto di distinguere chiaramente se si tratti di una ricaduta delle IBD o di un accentuarsi della dismenorrea (dolore alle mestruazioni)1. Confrontando i cambiamenti nelle abitudini intestinali e nei sintomi manifestati durante le fasi premestruale e mestruale del ciclo tra donne sane e donne con IBD, si è visto che le pazienti con malattia di Crohn presentavano più sintomi: la diarrea premestruale e la nausea erano più comuni2.

Sessualità e percezione corporea

Quando la malattia è in fase di riacutizzazione, è possibile che, a causa dei sintomi – diarrea e crampi addominali – ci siano delle difficoltà a livello sessuale. Da un questionario, è emerso che il 54% delle donne con IBD riferisce una disfunzione sessuale: questa percentuale è maggiore rispetto ai controlli sani (28%)1. I motivi di queste disfunzioni e dell’impatto delle IBD sulla vita sessuale delle donne sono legati a diversi aspetti che nascono a seguito della malattia:

  1. Percezione corporea. A causa di cicatrici chirurgiche, della stomia, di variazioni di peso o anche a causa delle complicanze extra intestinali (fistole anali, per esempio), le donne possono avere una insoddisfacente percezione di sé e del proprio corpo1. Questo provoca sua volta un calo della libido e dolore genitale durante la penetrazione1.
  2. Ansia e depressione. Sono conseguenze tipiche tra le persone che soffrono di IBD e hanno un impatto sul benessere e sulla qualità della vita complessivo; inoltre, diminuiscono la libido femminile1.
  3. Fattori socioeconomici, età, complicanze. Tutti questi fattori possono alterare la funzionalità sessuale sia in donne sia in uomini1.

I ricercatori hanno descritto per la prima volta nel 1992 una diminuzione dell’attività sessuale delle donne con malattia di Crohn: il 24% delle donne con malattia di Crohn – rispetto al 4% dei controlli sani – ha segnalato astinenza dall’attività sessuale2. Il motivo più comune era il dolore alla penetrazione, seguito da paura per l’incontinenza fecale, diarrea e crampi addominali2.

Studi più recenti hanno dimostrato che la funzione sessuale delle donne con IBD è significativamente influenzata dalla loro malattia: in un sondaggio su 336 donne con IBD di età compresa tra 18 e 65 anni, il 63% ha riportato una bassa attività sessuale2. In questo studio, non c'era alcuna motivazione specifica che spiegasse l'elevata prevalenza di disfunzione sessuale. I fattori psicosociali, tuttavia, hanno giocato un ruolo importante; in particolare, l'umore depresso influenzava tutti gli aspetti della sessualità2.

Facciamo un figlio o è meglio di no?

Uno dei problemi da affrontare in caso di IBD è legato alla decisione o meno di avere un figlio. Da un’indagine che ha coinvolto più nazioni, è emerso che i medici non affrontano adeguatamente questo tema con le proprie pazienti1. Tema peraltro complesso che riguarda diverse sfaccettature: decidere se volere o meno un figlio, capire se la malattia possa influenzare la gravidanza, conoscere le probabilità che il figlio possa avere la stessa malattia, capire – in caso non si desiderino figli – quale sia il contraccettivo più sicuro ed efficace. Nonostante la fertilità non sia inficiata dalle IBD nella fase di remissione, si è visto che per una donna con IBD è più alta la probabilità di decidere di non avere figli se non viene adeguatamente informata e seguita dal personale medico in questo suo percorso1.

Gravidanza1

gravidanza e colite ulcerosa

Come abbiamo visto, è importante che i medici comunichino correttamente le informazioni sul tema “gravidanza”. La scelta di avere o non avere un figlio può essere influenzata da varie paure e timori, tra cui quello sulla sicurezza dei farmaci durante la gravidanza e l'allattamento: fino al 40% delle donne ha dichiarato di non aver seguito le prescrizioni mediche prima o durante la gravidanza (anche per farmaci con comprovato profilo di sicurezza), ritenendo le sostanze potenzialmente pericolose per la fertilità o per il bambino. Come se non bastasse, si pensa spesso che le donne con IBD possano avere gravidanze critiche con esiti infausti: si è visto invece che in termini di frequenza di aborti, parti pretermine, tagli cesarei, anomalie congenite e basso peso alla nascita non ci sono differenze tra donne sane e donne con IBD in fase di remissione.

Ma quali effetti ha una gravidanza sulla malattia?

Secondo uno studio, il rischio che la malattia si riacutizzi durante la gravidanza è maggiore se il concepimento è avvenuto durante la fase di riacutizzazione anziché di remissione come viene suggerito. In caso di colite ulcerosa, le donne in gravidanza hanno un rischio maggiore di andare incontro a recidiva – solitamente nel primo e secondo trimestre oppure post partum; ciò non è stato riscontrato in caso di malattia di Crohn. Un dato positivo indica che le donne con IBD hanno un tasso di recidiva inferiore negli anni successivi alla gravidanza e al parto.

Menopausa1

L'ultimo periodo della vita di una donna, in termini di attività ormonale, è la menopausa. Sembra che non esistano differenze sull’età in cui compare la menopausa tra donne IBD e non IBD. I sintomi della menopausa, come la secchezza vaginale e il dolore alla penetrazione, possono peggiorare i sintomi intestinali, il desiderio sessuale e quindi anche la qualità della vita.

Fonti:
  1. Italian Group for the Study of Inflammatory Bowel Disease Working Group: Armuzzi A, Bortoli A, Castiglione F et al., Dig Liver Dis. 2022 Jan;54(1):19-29.
  2. Moleski SM, Choudhary C. Gastroenterol Clin North Am. 2011 Jun;40(2):387-98, viii-ix.

C-ANPROM/IT/ENTY/0028

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